google-hell-seoTutti sanno che Google è un colosso del web, ma forse in pochi conoscono il Supplemental Index che lo fa quasi essere il dio del web, colui che può decidere se un sito esiste o no.

Se Supplemental Index non è un’espressione abbastanza eloquente, di certo non mancano sinonimi più evocativi: Google Hell, Google Sandbox, il limbo di Google e veramente molti altri. Ancora poco chiaro di cosa si tratti? Presto detto: sarebbe (il condizionale è d’obbligo visto che Google continua a negarne l’esistenza) un filtro posto dal motore di ricerca nei confronti dei siti che abusano di linking, di duplicazione del contenuto o del link baiting.

Insomma un’eccessiva ed immediata (nonché sleale) ottimizzazione si ritorce contro i siti (per intero e non alle singole pagine) condannandoli ad un periodo di declassamento, che non risparmia di certo nomi illustri come nel caso del sito della BMW o del senatore in lizza per la candidatura di governatore del Texas, che a quanto pare a causa anche dell’uso nell’indicizzazione di termini denigratori nei confronti del rivale abbia subito la volontà punitiva del dio Google.

È come se i nuovi siti, seppur interessati a raggiungere livelli di pageranking molto alti, dovessero invece superare un periodo di prova che premia la discrezione per poter entrare nelle grazie di Google.

Avete un po’ la coscienza sporca o la notizia vi ha messo una pulce nell’orecchio? Bene allora controllate voi stessi qui in che condizioni versa il vostro sito e buona fortuna!

Marla


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